di Manuela Schinaia
Quando lavori tanto e resti invisibile
Ti è mai capitato di lavorare tanto, risolvere problemi, essere sempre disponibile e poi vedere riconosciute persone meno esperte di te, ma più abili nel raccontare ciò che fanno?
Sono Manuela Schinaia, Strategic Coach certificata AICP e Tarologa Evolutiva con Tecnica Armonic. Dopo venticinque anni nel marketing strategico, accompagno professioniste che vogliono ritrovare direzione, voce e coerenza nella propria carriera.
La storia di Lucia
Oggi ti racconto la storia di Lucia, nome di fantasia. Una storia che parla a molte donne competenti: quelle che reggono, sistemano, anticipano, coprono i vuoti e poi restano ai margini del riconoscimento.
Lucia è rapida, responsabile, appassionata. Il capo si appoggia a lei perché sa che risolve. Lei c’è, fa, aggiusta. E ripete, sinceramente: «Questo lavoro mi piace».
Il punto è proprio questo: in certi ambienti, “mi piace” viene tradotto con “allora non ti pesa”.
“Sono disponibile” diventa “allora posso chiedertelo sempre”.
“Risolvo” diventa “allora è normale che risolva tu”.
Così, ciò che per Lucia è competenza, per il suo contesto diventa abitudine.
Il copione femminile della brava ragazza
Questa dinamica affonda in retaggi culturali profondi: donne educate a essere brave, utili, accomodanti, capaci di tenere insieme tutto senza disturbare troppo.
È un copione apparentemente virtuoso, ma molto pericoloso: rende le donne indispensabili sul piano operativo e invisibili al momento del riconoscimento.
La tentata soluzione di Lucia è la più comune: dimostrare ancora di più. Essere più efficiente, più presente, più utile, sperando che qualcuno se ne accorga.
Solo che più “funziona bene”, più viene data per scontata. E nel frattempo colleghi più giovani, o meno competenti, ottengono visibilità perché sanno comunicare meglio il proprio contributo e il proprio valore.
Non più brava. Più leggibile
Da qui inizia il nostro lavoro insieme: Lucia non deve diventare “più brava”. Lo è già.
Deve imparare a riconoscere, nominare e comunicare il valore che porta.
Per questo, come prima cosa, mettiamo nero su bianco le sue competenze: situazioni gestite, problemi risolti, responsabilità sostenute, risultati prodotti. E come esercizio a casa le chiedo di leggerle ogni sera davanti allo specchio.
Perché corpo, voce e sguardo devono abituarsi a una verità che lei stessa ha smesso di sentire.
In seguito costruiamo il suo curriculum delle competenze: una mappa concreta del valore professionale.
Cosa so fare?
Dove porto ordine?
Quali problemi anticipo?
Quali responsabilità sostengo ogni giorno?
Che cosa accadrebbe se domani smettessi di coprire tutto in silenzio?
Perché una donna competente spesso racconta benissimo l’azienda, il team, il capo, il cliente. Ma quando deve raccontare se stessa, si restringe.
Vedersi come manager
Un passaggio decisivo del percorso è aiutare Lucia a vedersi come manager.
Manager significa onori e oneri: prendere posizione, dare indicazioni, reggere il fatto che non tutti siano contenti, che il capo non debba essere tuo amico, che non sia necessario risultare simpatica a ogni costo.
Significa essere chiara, competente, rispettosa e leggibile.
Lavoriamo anche su una frase che sembra innocua e invece può diventare una prigione: «Sono fatta così, è il mio carattere».
No. Il carattere non è una condanna e non è un alibi.
Ci si pone in relazione al contesto. Si resta se stessi, certo, ma si impara a scegliere postura, parole, ritmo e confini.
Si chiama maturità relazionale.
Le carte come specchio
Nei miei percorsi uso i tarocchi evolutivi come specchio simbolico, non come strumento predittivo.
Con Lucia, il movimento evidenziato dalle carte è chiarissimo: La Maison Dieu mostra il crollo del vecchio automatismo; l’Arcano XIII indica il taglio necessario; La Forza parla di fermezza senza aggressività; Il Mondo racconta una donna che smette di chiedere permesso per occupare il proprio spazio.
Le carte non decidono al posto suo. Rendono visibile ciò che sta già accadendo dentro di lei e le permettono di guardarlo con più chiarezza.
Il cambiamento nel quotidiano
Con il capo, Lucia smette di comunicarsi come risorsa sempre disponibile e inizia a comunicarsi come professionista che porta valore.
Non più: «Lo faccio volentieri». Ma: «Questa attività mi piace e richiede tempo, attenzione e competenza».
Non più: «Ci penso io». Ma: «Posso occuparmene, ridefinendo priorità e perimetro».
Con i colleghi alleniamo l’assertività quotidiana: rispondere senza reagire, non entrare nel ring, non spiegarsi per mezz’ora, non giustificare ogni confine come se fosse una colpa.
Quando Lucia sperimenta una comunicazione più ferma, si sente più forte e più centrata.
Ed è lì il vero cambiamento: non vincere una discussione, ma restare in piedi dentro la discussione.
Perché non puoi obbligare un capo a vederti, ma puoi smettere di allenarlo a darti per scontata.
Come si sviluppa un percorso con me
Come si sviluppa un percorso con me
- Fotografia della situazione: dinamiche, frustrazione, carico di lavoro e tentate soluzioni.
- Tarocchi evolutivi: specchio del presente, non previsione.
- Mappa delle competenze: responsabilità, problemi risolti, risultati prodotti.
- Autostima concreta: esercizi pratici, non motivazione generica.
- Postura e comunicazione: fatti, risultato, richiesta, confine.
Risultato atteso: più valore comunicato, più presenza, più coerenza e confini più chiari.
