UN ALTRO MODO DI STARE NELLA CARRIERA
Ti sei mai chiesta perché, anche quando fai tutto “come si deve”, ti senti comunque in difetto? Perché lavori tanto, reggi tanto, risolvi tanto… e poi, dentro, qualcosa si spegne?
Quando si parla di lavoro al femminile tornano sempre le stesse parole: equilibrio, gestione del tempo, incastri. Ma spesso la vera questione è un’altra: quanto ti stai adattando per continuare a funzionare. E quanto ti stai perdendo, nel frattempo.
di Manuela Schinaia
Sulla mia pelle
Dopo anni in cui mi sono adattata alle logiche aziendali, è iniziato un malessere che non faceva rumore, ma lasciava segni. Non un crollo improvviso: un disallineamento progressivo. Non mi sentivo più riconosciuta né valorizzata. L’ambiente e ciò che facevo si allontanavano, mese dopo mese, dai miei valori. Le mie capacità restavano in parte inutilizzate, la mia creatività compressa, come se il perimetro diventasse sempre più stretto mentre io, dentro, diventavo più grande. Quando la distanza tra ciò che sei e ciò che fai aumenta, inizi a sentirti stretta anche quando “sulla carta” va tutto bene. E lì capisci che non ti serve un’altra spinta: ti serve un altro paradigma.
Essere quella che risolve tutto non ti rende indispensabile. Ti rende invisibile
Lo ripeto spesso alle mie clienti perché lo vedo ogni giorno: donne competenti, affidabili, “risolutive” per natura o per educazione. Diventano funzione. Soluzione automatica. Reparto assistenza. E più funzionano, meno vengono viste. Ti sei mai chiesta perché succede così spesso a noi? Perché il femminile, nel lavoro, viene ancora spinto verso un copione preciso: reggere, compensare, tenere insieme, non disturbare. Un modello che ti rende bravissima a far funzionare tutto, ma molto meno allenata a farti scegliere, a farti riconoscere, a dire “questo sì” e “questo no” senza spiegarti per mezz’ora.
Non bilanciare. Integra
Finiamola di inseguire il work-life balance come se fosse la risposta. È un mito che ci hanno propinato. Non perché sia difficile: perché il paradigma è sbagliato. La bilancia ti mette in debito per definizione: ti chiede di “pareggiare i conti” ogni giorno e qualunque scelta ti lascia addosso l’impressione di mancare da qualche parte. La verità è più semplice e più scomoda: non hai due vite da gestire. Ne hai una sola. Nella “stessa stanza” ci sono carriera, desideri, responsabilità, corpo, energia, identità. Tutto insieme.
La ricetta delle dosi giuste
Davvero pensi che le dosi debbano essere sempre uguali? Per tutte? In ogni stagione? A volte serve fuoco: scelte nette, confini chiari, priorità dichiarate. A volte serve cottura lenta: riposo, ricentratura, tempo. Integrare non è fare tutto: è scegliere le dosi giuste per restare intera mentre la tua carriera avanza.
SSI — Strategic Symbolic Integration
È il nome che ho dato al mio metodo perché unisce due movimenti.
Symbolic:
i tarocchi, utilizzati in chiave evolutiva, come linguaggio simbolico e proiettivo. Lo dico sempre ridendo: “I tarocchi non leggono il futuro. Leggono il presente!” Servono a vedere con chiarezza cosa sta succedendo adesso: cosa ripeti, cosa eviti, dove ti stai adattando a un copione che non ti appartiene più. Ma c’è un punto per me non negoziabile: “Non mi permetterei mai di toglierti il libero arbitrio.” Io non decido al posto tuo: ti restituisco lucidità, poi scegli tu.
Strategic:
il coaching strategico. Qui la chiarezza diventa struttura. Perché una cosa è rendersi conto di un meccanismo, un’altra è cambiare davvero. Insieme lavoriamo su decisioni, priorità, confini e micro-passaggi che reggono nella vita vera: non teoria, non perfezionismo. Movimento e concretezza.
Il corpo come bussola
Il corpo registra prima un malessere: contrazione, apnea, stanchezza che non passa. Oppure apertura: respiro più pieno, spalle che scendono, energia che torna. Una scelta può essere perfetta sulla carta e devastante nel corpo. Un passo può fare paura e, allo stesso tempo, restituirti forza e centratura. La direzione giusta non è quella che ti rende impeccabile. È quella che ti rende sostenibile. E il corpo lo sa.
Chiudo con una domanda semplice, di quelle che non si aggirano:
“Stai costruendo una carriera che ti somiglia o stai solo continuando a funzionare?”
Manuela Schinaia
Manuela Schinaia

