EMOZIONI CHE DIVENTANO DISEGNI
In occasione del nuovo concorso Latte di Natale, che ogni anno trasforma i disegni dei bambini in piccoli capolavori sui cartoni del latte, parliamo con Tiziana Luciani, psicologa-psicoterapeuta e arte terapeuta. Con lei esploriamo il significato dell’arte nell’infanzia, come la utilizza nella sua funzione di terapeuta e in che modo può sostenere i più giovani nella crescita emotiva e creativa.
Un concorso per esprimere emozioni e creatività
Dal 2009 la Latteria di Chiuro promuove il concorso di disegno “Latte di Natale”, coinvolgendo le scuole primarie della provincia di Sondrio. L’obiettivo è sensibilizzare i bambini all’importanza del latte come risorsa alimentare e a temi sociali attuali. Ogni anno gli alunni realizzano disegni che vengono inviati alla latteria: i più significativi vengono stampati sui cartoni del latte, diventando vere e proprie piccole opere diffuse sul territorio.
Da tre anni Tiziana Luciani affianca il progetto, offrendo uno sguardo professionale sul mondo emotivo e creativo dei bambini.
Intervista a Tiziana Luciani, psicologa-psicoterapeuta e arte terapeuta
Tiziana, cosa l’ha portata ad avvicinarsi all’arte terapia?
Le attività espressive hanno accompagnato il mio percorso professionale fin dall’inizio. Subito dopo il liceo, negli anni Settanta, frequentavo corsi di animazione pedagogica e sociale mentre iniziavo l’università. La vera illuminazione arrivò però nel 1980, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, durante la mostra Le mani guardano, nella quale era proibito non toccare le sculture esposte. Ricordo perfettamente la sensazione di sorpresa e di apertura. Fu come accendere una lampadina: capii che desideravo unire arte, cura, accoglienza e il diritto universale alla bellezza, e che la mia strada professionale doveva andare in quella direzione. Negli anni ’90 mi sono formata come arte terapeuta. Oggi sono psicologa-psicoterapeuta, arte terapeuta e giornalista-pubblicista e da quindici anni insegno nella scuola di arte terapia “La Cittadella” di Assisi.
In che modo arte e disegno diventano strumenti significativi nello sviluppo dei bambini?
Riprendo il modello di David Mitchell, che descrive la crescita come un passaggio progressivo: dal bambino alla famiglia, alla classe, alla scuola, poi alla comunità e alla società. Questo percorso è sostenuto da due movimenti: conoscersi e collegarsi. Un movimento rivolto all’interno di sé, e uno proteso all’esterno. Disegnando, narrando e manipolando materiali, i più piccoli imparano a riconoscere le emozioni, a scoprire un mondo interno unico e legittimo. Attraverso l’arte si sviluppano autostima, capacità relazionali e accettazione delle proprie imperfezioni, che diventano risorse identitarie.
Che tipo di benefici osserva nei bambini che partecipano ai suoi laboratori?
Il filo rosso è l’inclusione: accogliere le infinite varianti dell’essere umano e, allo stesso tempo, integrare le differenti parti che abitano ciascuno di noi. Nelle attività che propongo si parte dal lavoro individuale e si costruisce gradualmente un lavoro di gruppo, che coinvolge non solo la classe, ma anche scuola, famiglie e comunità. Oggi molti bambini vivono condizioni di isolamento, dovute ai ritmi familiari e alla minore presenza di reti sociali solide. Sentirsi parte di un insieme è fondamentale. L’altro bisogno molto sentito è la necessità di fare esperienza con le mani: non solo schermi e tastiere, ma materiali reali, colori, colla, argilla. Con le mani bambini e bambine danno forma concreta a ciò che hanno dentro, condividendolo con gli altri.
Perché è importante chiarire che l’arte terapia non è solo uno strumento clinico, ma un percorso educativo e relazionale accessibile a tutti?
L’arte terapia non è solo sanitaria o riabilitativa: appartiene anche al mondo sociale, educativo e del ben-essere. È un’esperienza che aiuta a stare meglio con sé stessi e con gli altri, creando spazi nei quali ci si sente accolti senza giudizio. Oggi esiste un grande bisogno di momenti comunitari, di esperienze che uniscano invece di separare. Per questo propongo con piacere incontri intergenerazionali: bambine e bambini, genitori, nonni e adulti che si incontrano intorno a un tavolo creativo. È raro condividere esperienze tra età diverse ma, quando accade, si crea un senso di comunità che rafforza i legami e contrasta molti disagi. Non c’è bello o brutto, giusto o sbagliato, ci si può esprimere senza paura di errare, cosa essenziale in un’epoca in cui i minori vivono forti pressioni di prestazione e conformità.
Da tre anni segue il progetto “Latte di Natale”. Quali emozioni le trasmettono i disegni dei bambini e cosa rivelano del loro mondo interiore?
Quando guardo un disegno infantile penso spesso a un quadro esposto al Museo di Castelvecchio di Verona: un’opera di Giovan Francesco Caroto del 1523, che mostra un bambino sorridente con il suo autoritratto. È considerata la più antica rappresentazione di un disegno infantile. L’arte dell’infanzia è importante per tutta la cultura umana, tanto da entrare in un dipinto del ‘500!
Da oltre quarant’anni porto attività espressive nelle scuole e nei territori e considero un privilegio visionare i disegni del concorso Latte di Natale. Osservo con attenzione non solo le immagini, ma anche i titoli, testimonianze dello sforzo di capirsi e di comprendere la realtà. La cultura dell’infanzia è parte fondante della cultura umana. Mi appassiona cercare collegamenti tra questa e quella. La metafora proposta da Erich Neumann è molto eloquente: le immagini giacciono del “pozzo dell’infanzia” fin che un giorno, da adulti, le ritroviamo intatte affacciandoci di nuovo da quel bordo.
I temi dei concorsi degli ultimi anni -“Coraggio, ce la puoi fare”, “Viaggiare dappertutto”, “Giochi con me?” – sono, insieme, una fotografia della condizione sociologica dell’infanzia e una radiografia psicologica delle sue emozioni. Osservare quei disegni è un dono, che ricevo ogni anno con cura e gratitudine.
Bibliografia
Bibliografia
Neumann, E., L’uomo creativo e la trasformazione, Marsilio, Venezia, 1955, pp.47-48.
